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Stamattina come tante mattine….pendolari disperati!

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Esco di casa, sono le 5:45, la Città dorme, poche macchine passano per Via Tiburtina e alcuni ragazzi, probabilmente studenti, tornano a casa dopo una serata tra amici. L’aria è fresca ma piacevole, sta albeggiando, mi accendo una sigarette, c’è talmente tanto silenzio che si sente la carta che brucia. I miei passi risuonano come se avessi scarpe di piombo che quasi mi viene istintivo camminare in punta di piedi per non disturbare. Arrivo alla stazione in pochi minuti, salgo le scale mobili, percorro un pezzo del piano superiore e poi scendo di nuovo, sembra quasi di stare sulle montagne russe con tutti questi saliscendi. Sono al binario alle ore 6:00, tra dieci minuti arriva il treno che devo prendere per andare a lavorare. Nell’attesa leggo i messaggi di posta elettronica, i 10 minuti passano ma all’orizzonte nessun treno in arrivo. Alzo le spalle, “arriverà” penso speranzoso ma il mio inconscio è consapevole di quello che sta succedendo, con una mano afferro di istinto un’altra sigaretta e con l’altra la accendino, è una reazione nervosa: il treno arriverà in ritardo. Arriverò tardi al lavoro, proprio questa mattina che ho mille cose da fare e c’è gente che mi aspetta all’apertura. Spero, mentre fumo nervosamente , che siano solo pochi minuti di ritardo quando sul pannello luminoso appare la scritta che condanna ogni mia aspettativa: “Ritardo/Delay: 25’” Inizio a prendere a calci quello che trovo e ad imprecare quando allo scoccare del 15′ il treno arriva. “Pannello imbroglione” dico contento mentre salgo sul treno, il ritardo é solo di 5 minuti. Scelgo un posto tranquillo e mi accomodo per un sonnellino aspettando che il treno parta per essere cullato dal suo dondolio ma…il treno non parte. Inizio a guardarmi, la gente intorno a me sbuffa ed impreca, qualcuno si alza per andare a cercare il controllore o il capotreno ma tutti sembrano essersi dissolti nel nulla. I minuti passano, la voce della stazione dice che c’è un guasto alla linea, ma i treni superveloci sfrecciano sia da un lato che da un altro. Finalmente tutti i freccia rossa, freccia argento, Italo e treni merci sono passati e dopo esattamente 25 minuti di ritardo il treno parte. L’inesorabile verdetto del pannello luminoso era vero! Il viaggio é un inferno, il treno si ferma continuamente ed io invece che farmi un pisolino ad ogni stazione in base al ritardo annunciato calcolo l’orario di arrivo presunto e chiamo i colleghi per comunicare per quanto tempo dovranno sostituirmi. Finalmente arrivo con 45 minuti di ritardo, scendo dal treno quasi volando e correndo come un centometrista arrivo alla macchina. Metto in moto ingrano la prima e con una sgommata parto lasciando mezzo chilo di copertone sull’asfalto del parcheggio. L’orologio é inesorabile sono le 8:35 vuol dire che quando timbrerò il cartellino é come se fossi arrivato al lavoro alle 9:00 vale a dire un’ora di ritardo. Arrivo al lavoro, lascio la macchina in mezzo al parcheggio, decine di persone mi stanno aspettando facendo il tifo per me e tifando contro le ferrovie. La giornata scorre, tutta una corsa ma perchè sono in ritardo ma finalmente arrivano le 18:30 è ora di andare a casa, arrivo alla stazione, il treno parte puntuale, il viaggio è tranquillo fino ad Orte si ferma e riparte.

Sembra tutto regolare ma sotto la galleria inizia un progressivo rallentamento, non si capisce cosa succede, non sembrano esserci altri treni che debbano passare oppure sorpassare eppure il rallentamento continua e da una velocità a passo d’uomo il treno si ferma.

Passano i minuti, le orecchie iniziano a fischiare e ad attrapparsi, la gente si guarda intorno chiedendosi cosa succede.

Sono trascorsi almeno dieci minuti, nulla cambia, nessuno ti dice niente come se stare fermi sotto ad una galleria fosse la cosa più normale del mondo.

Altri minuti trascorrono, inizia a mancare l’aria, qualcuno cerca di aprire il finestrino ma sono bloccati.

La gente inizia a farsi domande, dove siamo? Cosa succede? Dove siamo diretti?

Alcuni iniziano a vagabondare tra i vari vagoni come a voler cercare una risposta a tutte queste domande filosofiche. Ma nulla, il controllore ed il capotreno si sono rinchiusi nella locomotiva, forse nemmeno loro hanno una risposta.

Ma cosa é partito a fare dalla stazione il treno se poi si é subito fermato dopo nemmeno un chilometro?

Non sono mai riuscito a spiegarmelo.

Dopo circa 30 minuti, quando iniziano i primi sintomi di asfissia e claustrofobia il treno finalmente riparte, ma é in ritardo, guardo continuamente orologio sperando il un recupero.

Ma niente da fare, ameno ché non prendi un freccia rossa o treno superveloce se hai ritardo te lo tieni!!

Finalmente arrivo alla stazione i minuti di ritardo sono circa 40 ma il pannello luminoso dice 35′.

Torni a casa sconsolato, il tempo di mangiare, farti una doccia ed andare a dormire perché l’indomani inizia un altra giornata da pendolare.

Se non ci fossero stati tutti quei minuti di ritardo avrei potuto fare un sacco di cose ma é andata così, questa é la vita del pendolare disperato!!!

:-)

 

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